Search

venicebyvenice

Making your journey easier

Month

February 2015

Tempus fugit

E pure Spock è emigrato altrove, per qualche ora tutti vulcaniani convinti con quel saluto che proprio tanto naturale non è, ma un altro personaggio della mia fantascienza che guardavo da piccola e meno piccola in meno, restano le repliche. Quella razionalità straniante che ci mette subito in difficoltà, e rende noi umani talmente fragili da farci tenerezza da soli. Un alieno rispettato nonostante la sfilza di film catastrofici in cui gli alieni non sono buoni affatto, anzi ci massacrano e anche con ragione, se c’è un pianeta distrutto, potrebbe essere opera di un’astronave di cardassiani incazzati.

Star Trek è una serie che ho seguito negli anni, « Space: the final frontier. These are the voyages of the starship Enterprise. Its five-year mission: to explore strange new worlds, to seek out new life and new civilizations, to boldly go where no man has gone before. »

La missione è andata ben oltre i cinque anni, le Enterprise si sono moltiplicate con l’aggiunta instancabile di nuovi episodi e personaggi, l’inimitabile Data, il robot umanoide che voleva essere umano, e generazioni e generazioni di alieni e figli di alieni… i Klingon mi sono sempre stati simpatici anche se un invito a cena è da evitare, bevono brodaglie mescolate a sangue, e cantano nenie interminabili ma recitano Shakespeare a memoria, esiste nello spazio là fuori qualche versione dell’Amleto, taH pagh tah be’, questo è il problema, dei samurai spaziali orgogliosi e fieri. Da non sottovalutare i telepatici e gli empatici, i Betazoidi, poi c’è Odo, il mutaforma, oggettivamente di rara bruttezza, che originariamente si chiamava Niente, perché figlio di un esperimento da laboratorio, spedito nello spazio per studiare altre forme di vita, senza passato e senza storia, poi si innamora di Kira e la storia prende un’altra piega. Quelli più indaffarati rimangono i Ferengi pazzi per il commercio – un saluto a Stakanov 😉 – per Quark non esiste mai un piccolo affare. Le donne ferengi contano come il due di coppe, a parte la madre di Quark che dà consigli e si dedica al commercio, e certi ruoli si ripetono nei secoli dei secoli. I Borg hanno una memoria da robot e meglio non avere discussioni con loro. Tra i medici, di tutte le serie, il più fuso è Phlox, intanto è un Denubulano, dorme pochissimo, ogni anno va in letargo per una settimana, gonfia il viso come un pesce per “spaventare eventuali assalitori”, cura con strani animali alieni, e resiste agli attacchi di virus letali. E tra i capitani, dopo il manzifero William Shatner, che però amava le aliene come nessuno, sciogliendo trecce di capelli inanellati in acconciature complicatissime – ha baciato pure Uhura, la fidanzata poliglotta di Spock – a me piaceva Jean-Luc Picard, o meglio la voce di Jean-Luc Picard, anche perché nelle sue puntate si giocava nel ponte ologrammi, una delle invenzioni più belle in cui rifugiarsi nei ritagli di tempo, tra un attacco di laser e un missile, essere altro, viaggiare altrove, il viaggio nel viaggio nel viaggio. O forse perché si avverava quanto aveva profetizzato Spock, “è curioso come spesso voi umani riusciate ad ottenere tutto quello che non volete.”

Little Black Classics: Penguin

Che classe!

littleblackclassics.com

Litoti

Purtroppo è arrivato anche il loro momento, le negazioni che affermano. Gli inglesi che sono fulminei e rapidi nella battute sono abili compositori, del resto hanno un vocabolario talmente ricco che aiuta; le litoti mediterranee sono di natura polemiche, ti convincono per sfinimento, se hanno delle premesse, sai già che le cose si mettono male, “non è che volevo dirti che sei un bugiardo – = lo sei – però nel caso in cui ti fossi reso conto come ti comporti quando sei in mezzo agli altri, quella volta in cui ti ho chiesto se mi potevi aiutare e NON l’hai fatto…” E non è che la predica rimane legata a quel episodio che tu ricordi benissimo, era maggio 2014, hai la mail nell’archivio come prova schiacciante, ma si rinnova a ogni discussione con altri episodi che man mano si aggiungono al racconto, un fardello di mancanze che ti trascini ogni volta, “non è per dire”, lo è invece, il sermone viene annunciato dalla fatidica frase, “non è per rimproverarti” – mentre lo sguardo si fa più vivido – “ma se continui a comportarti come ti COMPORTAVI, beh allora NON puoi pretendere che io cambi, e non pensare che mi piaccia fare le prediche, sai quanto sia ironica – è una tua caratteristica infatti…”

La geometria si vede che ce l’hanno insegnata bene a scuola, perché i teoremi si spiegano con delle premesse inconfutabili a seconda dell’argomento, rispettando una sequenza logica che ripeti a memoria, è così, punto.

Allora come si nobilita la negazione? Con la doppia negazione che ritrova un altro senso:

C’è ancora qualche lume all’orizzonte

e chi lo vede non è un pazzo, è solo

un uomo e tu intendevi di non esserlo

per amore di un’ombra*

Omeopatica.

Per uno che è brutto, si dice sempre non è un Adone, che aggiunge una nota in più, non ha speranze.

Nell’incertezza, meglio puntare sui monosillabi.

Lux nox pix mel fel nos vos res cui par nil

Luce notte pece miele fiele, noi voi, cose senza pari

__________________________________________

* Eugenio Montale.

Boyhood ossia il tempo della fanciullezza

A Garfield

Finalmente un film che interpreta in modo intelligente il senso di impotenza e i conflitti di un’età in divenire. L’impresa quasi impossibile non deve essere stata facile da realizzare, 12 anni nella vita di una famiglia di genitori separati – girato dal regista Richard Linklater dal 2002 al 2013 – in cui i piccoli protagonisti crescono, dalla fase del baffo pazzo e delle tempeste ormonali ai confini dei teens, quando con finta spavalderia si affronta la scelta dell’università per affondare in un mare di incognite. I genitori sono Patricia Arquette, immortale interprete di Medium, e Ethan Hawke nel ruolo del padre sensibile ma economicamente inaffidabile secondo i parametri americani dove se non fai soldi sei un fallito. Mason Evans junior insieme alla sorella Samantha subiscono le unioni disastrose della madre che pur essendo una persona colta, preparata e determinata che ha saputo crescere i figli da sola prendendosi un’ulteriore specializzazione in psicologia, finisce sempre nella morsa di uomini violenti e sadici, i controllori compulsivi, cambia partner ma lo schema si ripete uguale e inesorabile, come se lei stessa non credesse abbastanza nelle sua qualità, confonde il bisogno di protezione con la certezza di una disciplina ordinata, pensando che quella finta e apparente affidabilità di un uomo con un posto sicuro possa dare stabilità alla sua famiglia e alla fine la schiaccia e la mortifica come una camicia troppo stretta dove i bottoni stanno per esplodere. Il padre, roso dai sensi di colpa per non essere stato un buon marito, si sforza di essere un buon genitore, procedendo per tentativi, a volte disastrosi, in cui cerca di trasmettere ai suoi figli l’amore per la musica, è un musicista che sbarca il lunario cambiando spesso città e mestieri, si risposa con una donna adorante figlia di un predicatore con la pistola accanto alla Bibbia, la categoria di quelli che puniscono in nome di Dio, quelli che parlano per sentenze perché teleguidati dalla Verità. E invece dove è la verità?

Sicuramente dove meno ce l’aspettiamo, negli occhi disarmanti di Mason che osserva e prende appunti con le sue fotografie, nel viso luminoso e intenso di Patricia Arquette che sogna altri orizzonti, nelle battute acide della figlia secchiona cresciuta troppo in fretta, nei dialoghi tra sordi, di chi parla e non si ascolta. Eppure nel commento silenzioso delle inquadrature si continuano a intravedere altri destini, così, all’improvviso, mentre fissiamo con meraviglia un tramonto infuocato tra le rocce, Nicole, la nuova compagna di studi all’università, solleva ogni dubbio: “ci parlano sempre di cogliere l’attimo e se fosse l’attimo a cogliere noi?”

One book in one tweet#20 Tu chiamale se vuoi evasioni

20-100

Blackjack club di Ben Mezrich

In copertina un jack e un asso, e non quattro assi come ho visto altrove (quello è poker). Qualche trucco, sconsigliato a chi non ha memoria.

The Book of Others a cura di Zadie Smith

Gli Altri non sono gli altri abitanti di Lost, ma autori noti, emergenti e non. Conquistata da Nigora di Adam Thirlwell.

West of Rome di John Fante

Tra i miei preferiti, la verità è dove non te l’aspetti, quasi mai in famiglia.

I fantasmi di Rowan Oak di William Faulkner

Prima di diventare ermetico, presenze che non vogliono scomparire.

Untorn tickets di Paul Burke

Geniale nella sua frivolezza, Notting Hill nel ’78, 2 compagni di scuola lavorano part-time nel cinema locale, la tentazione fa l’uomo ladro.

Powered by WordPress.com.

Up ↑