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March 2014

Non ho mai potuto vedere quelli che ridicolizzano la cultura, fanno il verso a Ezra Pound e poi recitano con voci stridule testi che nemmeno capiscono, se avessero un minimo di auto-critica si fermerebbero in tempo, che colpo di teatro, eh?

Puntualmente ci sono quelli che ti ripetono a ogni post, che non bisogna mai prendersi troppo sul serio, tutti, tranne loro, si comprano pure il sito, non sia mai che qualcuno gli copi qualche idea…Va bene così, volemose bene, il mondo è vario, non ci sono più le mezze stagioni, il governo è ladro, è tutto un magna magna, giusto per inondarci con una dose quotidiana di luoghi comuni, e frasi fatte che occupano spazi vuoti da riempire a ogni costo. Inevitabilmente incontri frotte di misogini, ti sbavano dietro ma se non ci stai, automaticamente diventi una merda, incapace di scrivere e aprire bocca, un’inetta. E se proprio ti impegni e credi in quello che fai, hai pure la stalker di turno, una tipa che nemmeno conosci, che ti tratta da fossile, mentre lei sì che è un’esperta di tecnologia, e intanto sta tutto il giorno a ripetere quello che dici – evidentemente non ha altro di cui occuparsi – se non ridire male quanto detto meglio da altri e spacciarlo per suo.

Poi senti un racconto come questo, e ti sembra del tutto plausibile incontrare un vichingo a Buenos Aires alle 2 di notte, e tutto ha un altro senso 🙂

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Buenos Aires, 2am, Rob Hindle

I had a friend who told this story. He’d been to a party and caught the milk train home. In the twelve minutes between stations, he’d fallen asleep, waking only at the sound of seagulls and the smell of docks. With an hour until the first train back, he’d wandered along the harbour to a cafe, where he sat with a mug of tea, surrounded by grinning dockers, listening to their low Viking voices. On the train, he watched people getting on at each station with their suits and phones, and thought how landlocked life could be.

I don’t know how true it was, but it was a good story – good enough to explain why, suddenly, he packed his job in and went travelling. I got postcards from the usual places – Changmei, Uluru, Macchu Picchu – and short messages on the back: “This is real life”; “I’m in love”.

Then nothing. A last message from Buenos Aires: “It is 2 am and I am going out to drink cheap wine and dance the tango with beautiful women.” Nothing more. It’s been four years, four and a half.

And it’s me who has moved to live by the sea. We don’t have the big ships, just the few boats going out before dawn, coming back before lunch. We buy fish from the same man each week. Last night we had fish. It was warm and we sat out on the balcony late into the night. There was a party down by the landing, and bursts of music came up over the roofs. I thought of my friend, tried to picture him dancing the tango deep in the night; but this is a northern coast, a Viking coast, and the noise that drifted up was Viking music, table-thumping music. No romance.

 

 

Non ho mai potuto vedere quelli che ridicolizzano la cultura, fanno il verso a Ezra Pound e poi recitano con voci stridule testi che nemmeno capiscono, se avessero un minimo di auto-critica si fermerebbero in tempo, che colpo di teatro, eh?

Puntualmente ci sono quelli che ti ripetono a ogni post, che non bisogna mai prendersi troppo sul serio, tutti, tranne loro, si comprano pure il sito, non sia mai che qualcuno gli copi qualche idea…Va bene così, volemose bene, il mondo è vario, non ci sono più le mezze stagioni, il governo è ladro, è tutto un magna magna, giusto per inondarci con una dose quotidiana di luoghi comuni, e frasi fatte che occupano spazi vuoti da riempire a ogni costo. Inevitabilmente incontri frotte di misogini, ti sbavano dietro ma se non ci stai, automaticamente diventi una merda, incapace di scrivere e aprire bocca, un’inetta. E se proprio ti impegni e credi in quello che fai, hai pure la stalker di turno, una tipa che nemmeno conosci, che ti tratta da fossile, mentre lei sì che è un’esperta di tecnologia, e intanto sta tutto il giorno a ripetere quello che dici – evidentemente non ha altro di cui occuparsi – se non ridire male quanto detto meglio da altri e spacciarlo per suo.

Poi senti un racconto come questo, e ti sembra del tutto plausibile incontrare un vichingo a Buenos Aires alle 2 di notte, e tutto ha un altro senso 🙂

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Buenos Aires, 2am, Rob Hindle

I had a friend who told this story. He’d been to a party and caught the milk train home. In the twelve minutes between stations, he’d fallen asleep, waking only at the sound of seagulls and the smell of docks. With an hour until the first train back, he’d wandered along the harbour to a cafe, where he sat with a mug of tea, surrounded by grinning dockers, listening to their low Viking voices. On the train, he watched people getting on at each station with their suits and phones, and thought how landlocked life could be.

I don’t know how true it was, but it was a good story – good enough to explain why, suddenly, he packed his job in and went travelling. I got postcards from the usual places – Changmei, Uluru, Macchu Picchu – and short messages on the back: “This is real life”; “I’m in love”.

Then nothing. A last message from Buenos Aires: “It is 2 am and I am going out to drink cheap wine and dance the tango with beautiful women.” Nothing more. It’s been four years, four and a half.

And it’s me who has moved to live by the sea. We don’t have the big ships, just the few boats going out before dawn, coming back before lunch. We buy fish from the same man each week. Last night we had fish. It was warm and we sat out on the balcony late into the night. There was a party down by the landing, and bursts of music came up over the roofs. I thought of my friend, tried to picture him dancing the tango deep in the night; but this is a northern coast, a Viking coast, and the noise that drifted up was Viking music, table-thumping music. No romance.

 

 

Palindromi

Video di Claudia Bonollo, In girum imus nocte et consumimur igni – girovaghiamo nella notte e il fuoco ci consuma. Non poteva mancare!

Durata: 8 m

Anno: 2000

Sceneggiatura e Regia: Claudia Bonollo

Realizzazione : Claudia Bonollo e Héctor Gómez

Produzione: C + H (Claudia Bonollo e Héctor Gómez)

Nota di Claudia Bonollo

Biografia labirintica dell’architetto spagnolo Juan Daniel Fullaondo, raccontata attraverso le tecniche narrative usate dai Situazionisti (la deriva e lo slittamento di senso). “In girum imus nocte et consumimur igni” (girovaghiamo nella notte e il fuoco ci consuma) è il titolo dell’ultimo film di Guy Debord però anche il palindromo più lungo della lingua latina. Si narra che fu pronunciato per la prima volta da un senatore romano che ammirava l’arabesco del volo di alcune farfalle notturne intorno alla fiamma di una candela.

È un video-collage, di città, metafore, inquietudini, viaggi e frammenti di film, retto da un tempo circolare, un loop, che rappresenta un circolo vizioso che non riesce a trasformarsi in virtuoso.
Tre simboli, tratti dall’oracolo cinese L’I-Ching, riassumono la vita tormentata dell’architetto basco: il fuoco con la sua ambivalenza creativa-distruttiva, la notte (l’impossibilità di un talento che non riesce a farsi evidente) e il Viandante (la perdita delle origini, il senso di naufragio).

Il senso di perdita progressivo è espresso dal tragitto circolare del tram 21 di Lisbona, un omaggio a uno dei suoi articoli più geniali.

Zeugma: una fuga necessaria

Al Gianca

Nata vota, ebbene sì è arrivata l’ora di un’altra figura retorica, lo zeugma, non è la marca di marmellate che ci rifilavano tra i viveri dei piloti delle Frecce Tricolori, la dolcissima Zuegg, insieme a barre di cioccolato fondente amaro in un modo pazzesco, una sfida alla grammatica, un giogo che lega. “Parlar e lagrimar vedrai insieme”, dove? Nell’inferno di Dante ma non solo, in altre parole, un unico verbo per due idee, azioni, concetti, che invece avrebbero bisogno di due verbi. Un esempio classico, A Silvia di Leopardi, quando il topo di biblioteca si lascia andare ai ricordi:

d’in su i veroni del paterno ostello

porgea gli orecchi al suon della tua voce

ed alla man veloce

che percorrea la faticosa tela

(vv. 19-22)

Ma Silvia ha altro da fare e non sta nemmeno troppo bene.

La corrispondenza funziona in parte, non è mai appropriata, una parola è destinata ad adattarsi più dell’altra, si tratta di una convivenza poetica forzata, un’unione solo retorica, efficace su carta ma meno altrove.

Originariamente Zeugma era una città siriana, un ponte di barche sull’Eufrate che collegava due città, poi come succede nelle storie antiche, da città fiorenti diventano luoghi di sfacelo, di solito distrutti da qualche incendio o lotte acerrime tra tiranni, e anche Zeugma ha fatto una brutta fine, all’epoca delle Crociate era già una rovina.

Necessario un cambio di rotta pratico, “io vado a Las Palmas, Sempronio a casa.”

 

Giornata mondiale della poesia: una quartina breve di Cristina Campo

Quartine brevi 

( a T. e L. )

1

Medita l’acqua, dubita fra i vetri… 

Ma s’è smarrita in mezzo agli scaffali 

Da ieri un’ape. E tra gli asciutti alari 

fragile brilla un’azalea da ieri. 

 

 

S. Leonardo in Arcetri

Primo giorno di primavera 1952

Cristina Campo 

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