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February 2014

Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister (IV parte)

È già passato un anno da quando ha lasciato il figlio alla Provincia Pedagogica. Felix non sembra felice del nuovo ruolo che gli hanno affidato: la cura dei puledri. Ha nel frattempo imparato una nuova lingua, l’italiano. Gli istruttori spiegano che lasciano ai ragazzi scegliere le lingue in base alle loro inclinazioni, nessun insegnamento ma conversazioni libere tra loro con una lingua al mese scelta a rotazione, tra le altre arti, la musica viene al primo posto, seguita dall’arte poetica, viene incoraggiata l’improvvisazione in versi, e la pittura. E i pittori vivono in abitazioni bellissime, proprio perché bisogna coltivare sempre e comunque il bello. Vietata invece l’arte drammatica, corrompe le anime e pregiudica anche lo svolgimento delle altre arti, è considerata una manifestazione esagerata dei sentimenti, di alcun valore.

Prima di congedarsi dalla Provincia Pedagogica, incontra nuovamente il suo amico Montan. Durante la notte Wilhelm sogna di intravvedere Natalie tra le rocce, ma non riesce a raggiungerla, rischia quasi di sprofondare in un abisso. Il giorno seguente riprende il viaggio, e arriva in una locanda in un piccolo villaggio, l’oste non può accoglierlo e lo indirizza altrove, riceve inaspettatamente l’invito di un castellano ma deve rispettare tre condizioni: non fare domande, non rimanere per più di tre giorni e non chiedere di pagare. Wilhelm non può che essere soddisfatto, in compagnia di un gruppo di musicanti che intonano versi tutta la sera, banchetta amabilmente e la mattina riceve persino il servizio in camera di un barbiere, che però non parla, e non risponde a nessun tentativo di conversazione. Memore della richiesta del castellano, non chiede nulla a nessuno, ma è curioso di scoprire qualcosa di più sul barbiere ed è anche insospettito da uno strano rumore di un argano che ha sentito di notte e che non l’ha fatto dormire. Al mattino incontra il castellano e l’amico Lenardo, e gli viene rivelato che il barbiere ha fatto voto di silenzio, e riserva le sue parole solo all’arte del racconto. A Wilhelm viene narrata la storia della nuova Melusine.[1]

Il barbiere confessa che ogni volta che entra in una locanda, cerca subito di fare amicizia con l’ostessa e la cuoca in modo di essere sicuro di ottenere uno sconto. Un giorno incontra in una locanda una donna bellissima in viaggio, la invita a cenare con lui e la corteggia ma lei non cede alle sue avances e gli chiede di custodire per lei un baule, non deve mai aprirlo e ogni notte chiuderlo a chiave in una stanza, gli dà delle monete d’oro e sparisce. L’uomo accetta il compito e con i soldi ricevuti si dà alla bella vita, spende e spande, ha un sacco di donne, e ogni volta che si ritrova al verde, riceve inaspettatamente la visita della donna che gli dà altri soldi e scompare. Una sera beve più del solito, perde tutto al gioco, viene preso a botte, e portato in stanza in fin di vita. Miracolosamente al suo fianco compare la donna meravigliosa che lo cura e lo fa guarire immediatamente, finalmente passano insieme dei giorni di passione, lei però continua a sparire con la scusa di improvvisi viaggi misteriosi. L’uomo è sempre più confuso, si trascina il baule ovunque vada, lo chiude sempre in una stanza come richiesto durante la notte, e continua a spendere soldi non suoi. La donna è rimasta incinta. Una notte, preso da una curiosità morbosa per il contenuto di quel baule che deve custodire, spia dal buco della serratura e scopre una realtà sconvolgente, la donna meravigliosa che lui ama legge un libro su una poltrona al lume di candela, ma non è la stessa, è ridotta a dimensioni microscopiche, piccolissima, anche lei incinta. Agitato, si ritira nella sua stanza, tormentato dai sensi di colpa per aver disobbedito all’ordine. Il giorno dopo la donna va da lui e gli confessa che sa che lui l’ha spiata e che le deve promettere che non la rimprovererà mai per quella scoperta. Invece dopo quella rivelazione l’uomo la desidera sempre meno e diventa invece sempre più geloso del suo talento, gli dà quasi fastidio che altri uomini siano attratti da lei, durante le cene lei intrattiene gli ospiti suonando divinamente il liuto. A una festa, ubriaco, la insulta davanti a tutti, “vediamo cosa vuole la nana…”, lei finge di non ascoltare e cerca di coprire le battute infelici del compagno con la musica, ma il giorno dopo, la decisione è presa. L’uomo le chiede di intonare nuovamente la canzone che aveva suonato la sera prima ma la donna annuncia che è impossibile, che quella era la canzone del congedo, e che lei tornerà per sempre nel regno di suo padre, il Re Eckwald, re dei Nani, popolo antichissimo creato da Dio per custodire e venerare le cose straordinarie della terra. Secondo la loro storia, i Draghi, nemici dei Nani, furono creati per respingere i Nani nelle montagne, e proprio perché i Draghi stavano cominciando a mettere sempre più in pericolo le loro vite, vennero creati i Giganti che però divennero a loro volta sempre più ingordi e presuntuosi, allora vennero aggiunti i Cavalieri che avevano il compito di combattere Giganti e Draghi e vivere in armonia con i Nani. Nel tesoro dei Nani c’è anche un anello d’oro, lo stesso indossato dalla donna, che ha la capacità di far cambiare di dimensioni, da minute a giganti. La donna gli confessa inoltre che ha scelto proprio lui per rinnovare la stirpe del padre. L’uomo è davvero indeciso, non sa cosa fare, per paura di perdere il tenore di vita a cui è abituato, decide di seguirla nel Regno dei Nani, e grazie al prodigio dell’anello diventa piccolo come lei e si incamminano in un bosco di fili d’erba. Il viaggio nel mondo dei Nani gli fa capire da subito che quella vita non fa per lui, la sola idea di sposarsi lo spaventa, ogni notte medita la fuga. Comincia a limare di nascosto l’anello al dito finché non lo rompe e improvvisamente sente quasi di toccare il cielo. Stordito, si risveglia con una piccola chiave che apre un piccolo scrigno con un risarcimento, da cui attinge a piene mani finché si ritrova nuovamente senza denaro, nuovamente solo.

TO BE CONTINUED…prossimo lunedì ultima puntata


[1] Una rielaborazione del Roman de Mélusine di Giovanni d’Arras, scritto tra il 1387 e 1394, la storia di una fata che si trasforma ogni sette giorni in un serpente. Si veda cap. XV, pp. 168-190.

Le interviste possibili: XII. Domenico Cosentino

Il dodicesimo appuntamento con le interviste possibili si apre con un giovane autore campano, Domenico Cosentino, viaggiatore esperto, appassionato di blues, all’attivo numerose pubblicazioni tra raccolte di poesie, racconti e romanzi, Come un calzino bucato, Addio Kind of Blue, When the Saints, Le città invivibili, Discorsi filosofici con il mio gatto domestico, andiamo a conoscerlo meglio.

Benvenuto nel mio salotto virtuale, qui vista la varietà della tua produzione, ci vuole qualcosa di forte, scegli tu…

Un nocino della nonna? Ricordo quello che faceva mia nonna, tutto alcol puro e qualche noce. Imbevibile.

Va bene facciamoci del male, vada per il nocino, che tra l’altro è il primo liquore che ho assaggiato di nascosto da piccola, il ricordo era pessimo, vediamo se la memoria inganna o no…Cin cin!

Partiamo subito con una domanda semplice, che rapporto hai con la morte?

Qua da buon napoletano mi tocco i coglioni. In realtà io non ho paura della mia morte, mi spaventa più quella delle persone a cui voglio bene. Quindi è un rapporto equilibrato, io non caco il cazzo a lei e lei mi lascia stare. Ho paura del dolore.

In realtà pensavo al blues, il canto della rinascita nella sconfitta, ma anche a un tema ricorrente nei tuoi versi liberi, assenze che sono quasi lutti…e poi c’è la petite mort che mi sembra decisamente un’opzione migliore.

Molti titoli delle tue poesie ricordano o potrebbero essere dei titoli di canzoni, di fatto leggendole, sono delle colonne sonore di parole. Viene subito in mente “The Ghost”, dove la musica in sottofondo contrasta con la frase “Benvenuti all’inferno” scritta su un muro con una vernice rosso sangue…quando il paesaggio diventa per te scenario sonoro?

Hai colto nel segno. Per me la città, lo scenario industriale diventa fondamentale. Mi piace camminare, soprattutto di sera, e la città, i palazzi, le strade, il grigio mi ispira. Senza questi paesaggi, senza la vita della provincia napoletana forse non avrei mai scritto (per alcuni sarebbe stato un bene).

Parigi val bene una messa?

Anche due. Ti parlo della mia Parigi però, quella che ho vissuto io, anni fa, prima della crisi, prima dei nuovi governi. La città mi manca, come può mancarti una bella donna (o nel tuo caso un bell’uomo) di cui sei follemente innamorato.

Godard sosteneva in tempi lontani che “la televisione crea l’oblio, il cinema ha sempre creato dei ricordi”, hai dei ricordi ricorrenti?

Certo vengono quando meno te l’aspetti. Come un rapinatore su un motorino. Per questo scrivo, credo che mettendo i miei ricordi in un libro poi rimangono chiusi lì dentro e non escono più. Come una storia di Dylan Dog mi pare si chiamasse “La prigione di carta” in cui l’autore metteva i suoi demoni imprigionati nei suoi libri, per poterli fermare. Dopo questa cosa che ho scritto ti capisco se mi elimini dai tuoi contatti.

Al limite ti banno, scherzo 😉

Che video hai scelto per noi e perché?

Ho scelto “Midnight Walker” – Bohren & der Club of Gore, per due motivi, mi piace camminare di notte e perché sarà il titolo del mio prossimo libro. Tiè.

E noi ce l’ascoltiamo di gusto (su youtube)

♤

Le interviste continuano…STAY TUNED

Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister (III parte)

So che non vedevate l’ora, ma ormai mi sono messa in quest’impresa goethiana e va terminata, per gli insofferenti al tema avverto che prevedo altre due puntate, quindi l’angustia continua ma se non altro mi distraggo da altre angustie …spero con qualche spunto degno di nota o elemento nuovo sulla simbologia degli iniziati, staremo a vedere.

Wilhelm è ancora alla ricerca di Nachodine, almeno così eravamo rimasti, invece riceve una lettera di Hersilie, che gli conferma che la donna sta bene, che dubita che Lenardo si metta il cuore in pace, e lo avverte che farà la conoscenza di due donne, una più giovane dell’altra. Per dargli una vaga idea di come potrebbe essere l’incontro gli invia un racconto, “L’uomo di Cinquant’anni”…l’uomo abita insieme alla sorella e alla giovane nipote di cui è segretamente innamorato. La sorella gli rivela che la figlia Hilarie è realmente innamorata di lui, ma il maggiore per quanto lusingato, si sente vecchio e inadeguato per una giovane sposa. Riceve la visita di un vecchio amico attore, gran seduttore, e rimane stupito dalla sua eleganza e dal fatto, che benché abbia dieci anni in più, sembri molto più giovane. L’amico gli confessa che ha un segreto, porta sempre con sé il suo servitore e un kit con prodotti prodigiosi e lo invita a seguire i suoi consigli. Il maggiore non vede l’ora di provare gli effetti su di sé e dopo qualche giorno, grazie all’assistenza del maggiordomo dell’amico, i risultati si vedono, comincia a sentirsi meno inadeguato, il sogno non è più una chimera. Il problema è che ora deve confessarlo al figlio, a cui aveva pensato di affidare Hilarie, con l’intento di mantenere il patrimonio famigliare intatto. Il figlio lo sorprende, gli confessa che per quanto Hilarie abbia un fascino innegabile, lui in realtà è innamorato di una giovane vedova, e la vuole sposare, invita il padre ad accompagnarlo per verificare di persona se l’unione è fattibile. Il maggiore, ormai ringalluzzito dalle cure prodigiose, appena vede la donna, dimentica Hilarie e il figlio, diventa affabile, ha occhi solo per lei. Uno spettacolo che non sfugge al figlio, geloso e allo stesso lusingato dal fatto che il padre, per quanto ambiguo negli atteggiamenti, approvi l’unione con la giovane vedova. Hersilie, da vera sadica, interrompe il racconto qui, con una nota finale: “per metterle una spina nel cuore…Lei mio buon amico, ne uscirà di certo ripetendosi tristemente anch’esse si presentano come Coloro che Rinunziano[1]! Ed in ciò ha perfettamente ragione; ma se appartenessero anche a Coloro che Attendono? Questo non lo potrei rivelare, pur sapendolo.” Segue copia mappa con indicato il luogo dove trovare le due donne, con una richiesta insolita: “desidererei che Lei di quando in quando facesse qualcosa di simile, e volgesse verso di noi il pezzettino pur scherzosamente ritagliato della carta geografica, verremmo a sapere in qualche modo indirizzare i nostri pensieri, e quanto lieti saremmo, se l’ago, almeno una volta, venisse attratto da noi.”[2]

Cari saluti, ed “ogni errore perdonato”. E qui già si insinuano abilmente possibili sensi di colpa.

P.S. Si prega di mostrare il foglietto al primo incontro.

Viene inoltre informato che l’asticciola della freccia sul foglietto è stata eseguita e ornata da Hilarie, mentre la punta affilata è merito della bella vedova – inezie per il maestro Sherlock di vitale importanza, ma questa è un’altra storia.

Arriva anche inaspettatamente la lamentela dell’autore stesso sulle difficoltà nel continuare a scrivere il libro. E le donne dove sono? Cosa fanno?

Hilarie e la bella vedova sono già sul Lago di Como e aspettano con ansia di incontrare Wilhelm e l’amico pittore. Il paesaggio lacustre, le gite in barca, la compagnia della musica rievocano il ricordo di Mignon sul Lago Maggiore. Wilhelm passeggia amabilmente con la vedova e il pittore si diverte a vedere dipingere Hilarie, affascinante e talentuosa.

Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni,

nel denso fogliame…

L’idillio però dura poco, Wilhelm scopre che le donne sono partite all’alba con la richiesta esplicita di non essere più cercate. A malincuore il viaggio riprende verso la residenza di Coloro che Rinunziano, l’utopia pedagogica, ma il pensiero è altrove.

§


[1] P.S. di Hersilie, p. 117.

[2] Ibidem, p. 118.

Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister (III parte)

So che non vedevate l’ora, ma ormai mi sono messa in quest’impresa goethiana e va terminata, per gli insofferenti al tema avverto che prevedo altre due puntate, quindi l’angustia continua ma se non altro mi distraggo da altre angustie …spero con qualche spunto degno di nota o elemento nuovo sulla simbologia degli iniziati, staremo a vedere.

Wilhelm è ancora alla ricerca di Nachodine, almeno così eravamo rimasti, invece riceve una lettera di Hersilie, che gli conferma che la donna sta bene, che dubita che Lenardo si metta il cuore in pace, e lo avverte che farà la conoscenza di due donne, una più giovane dell’altra. Per dargli una vaga idea di come potrebbe essere l’incontro gli invia un racconto, “L’uomo di Cinquant’anni”…l’uomo abita insieme alla sorella e alla giovane nipote di cui è segretamente innamorato. La sorella gli rivela che la figlia Hilarie è realmente innamorata di lui, ma il maggiore per quanto lusingato, si sente vecchio e inadeguato per una giovane sposa. Riceve la visita di un vecchio amico attore, gran seduttore, e rimane stupito dalla sua eleganza e dal fatto, che benché abbia dieci anni in più, sembri molto più giovane. L’amico gli confessa che ha un segreto, porta sempre con sé il suo servitore e un kit con prodotti prodigiosi e lo invita a seguire i suoi consigli. Il maggiore non vede l’ora di provare gli effetti su di sé e dopo qualche giorno, grazie all’assistenza del maggiordomo dell’amico, i risultati si vedono, comincia a sentirsi meno inadeguato, il sogno non è più una chimera. Il problema è che ora deve confessarlo al figlio, a cui aveva pensato di affidare Hilarie, con l’intento di mantenere il patrimonio famigliare intatto. Il figlio lo sorprende, gli confessa che per quanto Hilarie abbia un fascino innegabile, lui in realtà è innamorato di una giovane vedova, e la vuole sposare, invita il padre ad accompagnarlo per verificare di persona se l’unione è fattibile. Il maggiore, ormai ringalluzzito dalle cure prodigiose, appena vede la donna, dimentica Hilarie e il figlio, diventa affabile, ha occhi solo per lei. Uno spettacolo che non sfugge al figlio, geloso e allo stesso lusingato dal fatto che il padre, per quanto ambiguo negli atteggiamenti, approvi l’unione con la giovane vedova. Hersilie, da vera sadica, interrompe il racconto qui, con una nota finale: “per metterle una spina nel cuore…Lei mio buon amico, ne uscirà di certo ripetendosi tristemente anch’esse si presentano come Coloro che Rinunziano[1]! Ed in ciò ha perfettamente ragione; ma se appartenessero anche a Coloro che Attendono? Questo non lo potrei rivelare, pur sapendolo.” Segue copia mappa con indicato il luogo dove trovare le due donne, con una richiesta insolita: “desidererei che Lei di quando in quando facesse qualcosa di simile, e volgesse verso di noi il pezzettino pur scherzosamente ritagliato della carta geografica, verremmo a sapere in qualche modo indirizzare i nostri pensieri, e quanto lieti saremmo, se l’ago, almeno una volta, venisse attratto da noi.”[2]

Cari saluti, ed “ogni errore perdonato”. E qui già si insinuano abilmente possibili sensi di colpa.

P.S. Si prega di mostrare il foglietto al primo incontro.

Viene inoltre informato che l’asticciola della freccia sul foglietto è stata eseguita e ornata da Hilarie, mentre la punta affilata è merito della bella vedova – inezie per il maestro Sherlock di vitale importanza, ma questa è un’altra storia.

Arriva anche inaspettatamente la lamentela dell’autore stesso sulle difficoltà nel continuare a scrivere il libro. E le donne dove sono? Cosa fanno?

Hilarie e la bella vedova sono già sul Lago di Como e aspettano con ansia di incontrare Wilhelm e l’amico pittore. Il paesaggio lacustre, le gite in barca, la compagnia della musica rievocano il ricordo di Mignon sul Lago Maggiore. Wilhelm passeggia amabilmente con la vedova e il pittore si diverte a vedere dipingere Hilarie, affascinante e talentuosa.

Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni,

nel denso fogliame…

L’idillio però dura poco, Wilhelm scopre che le donne sono partite all’alba con la richiesta esplicita di non essere più cercate. A malincuore il viaggio riprende verso la residenza di Coloro che Rinunziano, l’utopia pedagogica, ma il pensiero è altrove.

§


[1] P.S. di Hersilie, p. 117.

[2] Ibidem, p. 118.

Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister (II parte)

Riprendo la lettura degli anni di pellegrinaggio, lunedì scorso c’eravamo lasciati con l’incontro con i Superiori che avrebbero dovuto facilitare la scelta della futura educazione del figlio di Wilhelm, Felix.

L’appuntamento, come ogni romanzo che si rispetti, è rimandato da altri eventi, dopo essersi congedati dalla famiglia descritta nella novella Il Secondo San Giuseppe e dall’amico Montan che si allontana tra le montagne, Wilhelm e il figlio hanno una piccola disavventura, si inoltrano sempre più in anfratti sconosciuti e vengono fatti prigionieri. Felix è disperato, il padre invece ha una calma serafica, rassicurato da una scritta che vede sulla parete della roccia: “A colui che non è colpevole, libertà e risarcimento, a colui che è stato traviato pietà, ed a colui che è colpevole, giustizia punitrice ed equa.”[1] Niente da temere dal suo punto di vista, e infatti, compare un uomo, l’ideatore della prigione-trappola tra le rocce, che racconta la sua versione dei fatti, è un proprietario terriero e alcuni suoi affittuari non solo si sono rifiutati di pagare il compenso richiesto ma hanno danneggiato anche i terreni, scappando attraverso sentieri rocciosi. Wilhelm e il figlio non hanno nessuna colpa, se non quella di trovarsi nel luogo sbagliato nel momento sbagliato. Vengono prontamente liberati e accolti regalmente in casa. Lenardo, il padrone di casa, si confida con Wilhelm, ha un grande rimpianto, non aver aiutato una giovane donna di fede Hussita, comunità diffusa in Sassonia, che era stata cacciata dallo zio perché il padre non era stato in grado di pagare i suoi debiti. Le disgrazie della donna le apprendiamo attraverso le lettere che Wilhelm scrive all’amata Natalie, destinataria di molti segreti. E come ogni gentiluomo che si rispetti, può Wilhelm rifiutare una richiesta di chi l’ha ospitato tanto amorevolmente? Ovvio che no, malgrado le sue intenzioni, si ritrova ad accompagnare Lenardo alla casa di questa donna, che lui ricorda chiamarsi Valerine…Le cose non vanno come previsto, Valerine non è la brunetta che lui pensava di ricordare. È una donna bella, elegante, bionda e non mora, e già questo è un dettaglio che lo fa vacillare, ma appena li vede, confessa di essere ancora grata allo zio per tutti i favori ricevuti. Impossibile a credersi, Wilhelm e Lenardo fanno finta di niente ma con uno sguardo complice capiscono che si tratta della persona sbagliata. Valerine, è la figlia di un giudice, amico dello zio, Nachodine è la donna da cercare – in comune solo le finali in -ine ma si sa che la memoria fa brutti scherzi – una sua amica di infanzia e compagna di giochi. A questo punto Wilhelm prende in mano la situazione, decide di mettersi in viaggio per andarla a cercare da solo, intima Lenardo di non seguirlo e di non tentare di mettersi sulle sue tracce una volta ritrovata – sospetto per non essere nuovamente depistato – e di credere alla sua parola. Si mette in cammino verso un villaggio indicato da una lettera che gli ha dato Lenardo. Fa dunque visita a un uomo che insieme al figlio ripara e colleziona oggetti antichi. Wilhelm gli mostra il cofanetto trovato dal figlio nel bosco, e gli chiede se è il caso di forzarlo, visto che era sprovvisto di chiave, la risposta che riceve è molto saggia: “se il cofanetto possiede un significato, dovrà occasionalmente trovare la sua chiave, e proprio là dove meno se l’aspetta.”[2] Wilhelm decide di lasciarglielo in custodia e chiede notizie della famiglia di Nachodine. Il vecchio lo rassicura che si darà da fare, e lo invita ad andare insieme al figlio Felix, che nel frattempo l’ha raggiunto a cavallo, alla grande Istituzione Pedagogica dove incontrare il Superiore.

Si rimettono in cammino e arrivano alla piccola comunità popolata solo di adolescenti – e per qualche secondo la mente vola in qualche telefilm di fantascienza dove ci sono sempre società utopiche con adepti con tuniche bianche che venerano strani culti – qui invece i ragazzi si rivolgono a quelli che sono a cavallo con gesti diversi: i più giovani incrociano le braccia sul petto e guardano verso il cielo, i medi tengono le braccia dietro la schiena e guardano la terra, i più grandi, impettiti, le braccia lungo i fianchi, e la testa piegata a destra, si dispongono in fila, altri ragazzi invece rimangono sparpagliati dove sono senza un apparente ordine. Felix chiede subito al Preposto quale gesto compiere, e gli viene suggerito di incrociare le braccia e guardare il cielo. I saluti corrispondono a delle gerarchie ben precise ma altro non viene aggiunto al momento, ogni cosa a suo tempo. Wilhelm nota che sono anche vestiti con colori diversi, di taglio diverso, ma il Preposto li invita a non chiedere altro, regola fondamentale è saper rispettare i segreti, e mai svelare tutto e subito. Decidono quindi di andare a parlare con il Superiore, sullo sfondo i canti dei ragazzi, e il mistero si infittisce sempre più. Scoprono che la musica è il fondamento dell’educazione di tutti i ragazzi, si parte con il canto, poi seguono le specializzazioni con strumenti in regioni remote e isolate per evitare l’angustia sonora di certi esperimenti tipici dei principianti. Wilhelm concorda nella scelta giustamente motivata, mentre a Felix viene assegnato il primo grado di saluto, il padre va a conoscere i Tre Superiori e riceve la prima spiegazione agognata, i tre tipi di saluto servono a insegnare il rispetto secondo tre modalità diverse, verso il cielo, Dio, verso la terra, il nutrimento, il terzo, in piedi e in riga, simboleggia l’essere collegato al mondo con fierezza e senza egoismo. Quelli che non salutano, sono in punizione, vengono ignorati, perché ritenuti indegni di rispetto finché non cambiano atteggiamento. Wilhelm è sempre più ammirato. L’argomento passa alla religione e i Tre lo rassicurano che seguono ugualmente tre forme di rispetto, per la religione etnica, basata sul rispetto per ciò che sta sopra di noi, e per la Storia del Mondo e di tutte le religioni pagane, la religione filosofica, basata sul rispetto per ciò che è uguale a noi e ci aiuta a coltivare il rapporto con i nostri simili e con l’umanità, e la religione cristiana, basata sul rispetto per ciò che sta sotto di noi, attraverso la comprensione del dolore e della sofferenza. Il giorno seguente Wilhelm viene guidato in una galleria ottagonale dove vengono illustrate le religioni, riceve una breve lezione sulla differenza tra miracolo e simbolo: “i miracoli rendono il comune straordinario, i simboli lo straordinario comune…in questo modo il possibile e l’impossibile divengono una cosa sola…Nel simbolo e nella parabola, è il contrario: qui il senso, l’idea, il concetto appaiono come la cosa più alta, straordinaria, irraggiungibile.”[3] Non compare nessuna raffigurazione di Cristo sulla croce, la Storia del Mondo si interrompe qui. I saggi lo invitano ad affidargli il figlio per un anno, non vogliono né possono dare ulteriori spiegazioni in merito all’insegnamento delle religioni. Scopre invece che sono i ragazzi a scegliersi gli abiti da indossare, per i Superiori è ulteriore motivo di studio per scoprire le loro inclinazioni, anche se hanno notato che è usanza comune conformarsi a quanto scelto dagli amici. Wilhelm viene quindi accompagnato ai confini della Provincia Pedagogica con l’impegno di ritornare come concordato con i Tre.

TO BE CONTINUED…alla prossima puntata…

§

 

Votata migliore colonna sonora in Gran Bretagna, per la serie televisiva Utopia, la Bibbia dei telefilm, 2013, di Cristobal Tapia de Veer.


[1] Ibidem, cap. VII, p. 48.
[2] Ibidem, cap. IX, p. 74.
[3] Ibidem, cap. XI, pp. 90-91.

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