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March 2012

Trittico giallo

Quando la sera raffredda il giallo fiume, e l’ombra incede sui sentieri della giungla, il palazzo di Zimbabwe si accende di un bagliore accecante per un grande re che ha paura di sognare.

H. P. Lovecraft

Il 24 Marzo a Madrid si è tenuta la terza notte creativa interamente dedicata a un colore, il giallo, organizzata dall’Atelier Meta-morphic in collaborazione con Miradas de Mujeres. L’intento, peraltro riuscito in pieno, era di formulare una nuova visione rispetto al ruolo che la donna ha con il potere e l’espressione di sé e di presentare dei progetti innovativi che mettessero in luce la creatività in una dimensione multimediale e multi-sensoriale.

http://creativeinsomnia.wordpress.com/proximamente-creative-insomnia-yellow-night/

Grazie alla tecnologia, in attesa che perfezionino il tele-trasportatore, ho partecipato via skype all’una di notte circa, e confesso di essermi emozionata per la bellissima esperienza.

Ho parlato dei tre articoli che ho pubblicato qui sul mio blog:

1. Questioni di feeling o di fili

http://branoalcollo.wpcomstaging.com/2011/01/15/questioni-di-feeling-o-di-fili…/

2. Non solo fiori

http://branoalcollo.wpcomstaging.com/2012/03/05/non-solo-fiori/

3. Un barlume di giallo

http://branoalcollo.wpcomstaging.com/2012/03/19/un-barlume-di-giallo/

Sono partita da Virgilio e Amarillide, la donna pastora che grazie al suo nome diventerà il simbolo della figura femminile negli Idilli. L’eco di Amarillide ricompare nelle moltissime traduzioni dei primi versi della I Bucolica che sono reperibili online, a cui ho aggiunto la mia versione tradotta dall’inglese.

La combinazione donna-fiore ha evidenziato un ulteriore aspetto, la connessione con la ventesima stella più luminosa del nostro cielo, Becrux, volgarmente nota come Mimosa, una gigante blu nella costellazione della Croce del Sud che richiama il nostro sole interiore.

Josif Brodskij, poeta che ha amato Venezia e che ha descritto la città-isola con versi iridescenti, ha svelato il lato oscuro del giallo, la chiarezza che fa vedere quello che a volte non si vorrebbe.

Ho accompagnato al trittico una playlist ispirata alle sonorità del giallo, dodici brani che attraversano dodici possibili interpretazioni cromatiche in cinquant’anni di musica. Spero vi piaccia…

Un barlume di giallo

La tua isola o non è la stessa o i tuoi occhi sono stati inondati per sempre dal colore del mare…

Quando la luce illumina anche quello che non si vorrebbe vedere, seguendo lo sguardo di un grande poeta: Josif Brodskij (1940-1996).

Misi le braccia attorno a quelle spalle

M.B.

Misi le braccia attorno a quelle spalle, dando un’occhiata

a quello che spuntava dietro quella schiena,

e vidi una sedia spostata leggermente in avanti,

che ora si confondeva con il muro illuminato.

La luce risplendeva troppo luminosa per mostrare

il mobilio logoro in maniera efficace,

ed ecco perché il divano di pelle marrone

brillava di una specie di giallo in un angolo.

La tavola appariva spoglia, il parquet lucido,

la stufa piuttosto scura, e nella cornice polverosa

il paesaggio era immobile. Solo la credenza

mi sembrava che avesse un po’ di calore.

Ma una falena svolazzava nella stanza, facendomi spostare lo sguardo fisso,

e se un fantasma avesse vissuto qui in qualche epoca,

ora era svanito, abbandonando questa casa.

Un ghazal afghano

C’è un libro di poesie a cui sono molto legata, è il Divano Occidentale [1], raccolta che richiama parzialmente un titolo di goethiana memoria [2] ma che opta per una scelta ben più radicale, già occidentalizzata: il materiale islamico viene presentato già tradotto in italiano e ordinato secondo una semplice sequenza cronologica, senza note o schede biografiche degli autori, una scelta stilistica che mette in evidenza la liricità dei singoli componimenti e ne fa apprezzare in pieno il senso.

Per ghazal generalmente si intende la “canzone o elegia d’amore”, di solito oscilla tra i 5 e i 15 versi, ma può avere delle varianti più lunghe. Ogni verso rima con gli altri, l’ultimo verso contiene quasi sempre lo pseudonimo poetico o nom de plume dell’autore, tradotto anch’esso in scansione poetica.

Fra tutti i ghazal, il mio preferito è il LXXV, del poeta guerriero Kosh-Hal Khan (sec. XVII), l’unico autore afghano presente nel canzoniere. Qui l’attraversamento di territori oscuri è già avvenuto, una lucida consapevolezza.

Non mi addolora più l’aspro destino,

perché ancora una volta

io da bravo serpente inanellato

sono stato capace

di scrollarmi di dosso la mia pelle.

L’ho gettata in un canto e sono andato

nuovamente tenace

a controllare ancora

se fortuna m’ha proprio abbandonato.

E ho fatto molto bene,

perché una luce c’è che brilla ancora:

l’occhio lustro del sole,

non l’appanna la neve una stagione!

Oh, la grazia più vera

che può farci il Signore

è darci una lunghissima pazienza,

sì che noi ci s’adatti,

rinunciando a morire di dolore.

Confesso di essere stato trascinato

verso tutti i mercati:

m’è servito ad intendermi dei prezzi.

E se ho visto l’autunno in agguato

avido di massacri

di foglie morte a cumuli ai suoi piedi,

di lì a poco ho constatato

come sprizzi la gemma

umida a primavera.

M’hanno voluto dare

soprannomi felici

come si danno ai re.

L’augurio è ben accetto:

m’hanno deposto, e io mi riprendo il trono.


[1] Divano Occidentale, a cura di Gianroberto Scarcia, Edizioni Il cavaliere azzurro, 1986.

[2] Il Divano occidentale-orientale, scritto tra il 1814 e il 1827. Goethe lo definì: “incondizionato abbandono all’insondabile volontà di Dio, contemplazione serena della mobile attività terrena, che si ripete sempre in cerchio o a spirale, amore, inclinazione che ondeggia tra due mondi, tutto il reale spiegato e risolto nel simbolo.”

Non solo fiori

Fra pochi giorni sarà la Festa della Donna, che qui in Italia è diventata spesso un’occasione sprecata per celebrare male la donna e le sue lotte per ottenere uguali diritti e giustizia sociale. Certo ognuna è liberissima di fare quello che vuole, a me le cene in trattoria organizzate dalla Pro Loco mi hanno sempre fatto un po’ di malinconia, anche se apprezzo la compagnia delle donne, i fiori e la buona tavola. Il Women’s Day è celebrato internazionalmente da oltre un secolo per ricordare tutte quelle donne che hanno lottato per migliorare le loro condizioni di vita, spesso con risvolti tragici, ma che hanno contribuito enormemente alla nostra emancipazione.

Molti fanno risalire la ricorrenza al 25 Marzo del 1911, a un terribile incendio che uccise a New York centinaia di operai, prevalentemente emigrate italiane ed ebree, che lavoravano in una fabbrica di camicie e che non poterono salvarsi perché erano rimaste intrappolate nello stabilimento. Per evitare furti e pause troppo lunghe, i proprietari le avevano chiuse a chiave nell’edificio, come se fosse una procedura normale. Un episodio terrificante che non bisogna dimenticare. [1]

L’idea di abbinare un fiore alla giornata dell’8 Marzo è un’esclusiva italiana, promossa nel 1946 da Rita Montagnana e Teresa Mattei. La mimosa venne preferita alle anemoni e ai garofani, perché fioriva nei primi giorni di marzo e non era troppo cara. Il fiore giallo venne quindi votato all’unanimità dall’assemblea dell’Udi, l’Unione Donne Italiane, come simbolo di vitalità e gioia. Peccato che sia un fiore delicatissimo che dura poco, di solito ti regalano dei mini bouquet mummificati dentro delle confezioni di plastica, che una volta aperte, si sgretolano tra le mani, anche se l’immagine della donna fiore rimane una combinazione fortunata. Ricorda molte figure femminili letterarie, prima fra tutte la bellissima Amarillide, descritta da Virgilio nelle Bucoliche. Un nome che divenne comune nel genere agreste, usato per la prima volta da Teocrito negli Idilli con il significato di “brillante, splendida”. Secondo la simbologia dei fiori, l’amarillide belladonna, originaria del Sudafrica, dai petali carnosi rossi con screziature bianche, si regala per esprimere interesse, fascino, bellezza e ammirazione. Le connotazioni della mimosa sono ancora più affascinanti. È anche il nome della ventesima stella più luminosa del nostro cielo, Becrux, volgarmente nota come Mimosa, una gigante blu nella costellazione della Croce del Sud. Impossibile non vedere nel binomio fiore-stella un richiamo al nostro sole interiore.

§

[1] e a chi sostiene che l’incendio non sia mai avvenuto, qui il link

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