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Making your journey easier

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October 2011

Specchi

È stata una settimana impegnativa, per umana pietas vi risparmio le mie riflessioni sull’insostenibile leggerezza di internet.

Mi ha invece molto colpito la mini video-intervista fatta dal Guardian a Tomas Transtroemer, premio Nobel per la letteratura. Debilitato da una grave malattia, aveva la moglie al suo fianco che rispondeva per lui. Le parole non riuscivano a esprimere la commozione degli occhi. Un riconoscimento tardivo ma che fortunatamente è arrivato a destinazione.

Tempo quindi di celebrare la poesia con la poesia. Mi è subito venuta in mente Love after love, un atto d’amore verso noi stessi del grande Derek Walcott, vincitore del premio Nobel nel 1992. Un omaggio all’epifania del ritrovarsi.

Love after love

The time will come

when, with elation

you will greet yourself arriving

at your own door, in your own mirror

and each will smile at the other’s welcome,

and say, sit here. Eat.

You will love again the stranger who was your self.

Give wine. Give bread. Give back your heart

to itself, to the stranger who has loved you

all your life, whom you ignored

for another, who knows you by heart.

Take down the love letters from the bookshelf,

the photographs, the desperate notes,

peel your own image from the mirror.

Sit. Feast on your life.

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Amore dopo amore

Verrà il tempo

quando con orgoglio

saluterai te stesso arrivato

alla tua porta, nel tuo specchio

e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,

e direte, siediti qui. Mangia.

Amerai ancora lo straniero che era il tuo io.

Offri il vino. Offri il pane. Offri di nuovo il tuo cuore

a se stesso, allo straniero che ti ha amato

tutta la vita, che hai ignorato

per un altro, che ti conosce a memoria.

Dallo scaffale togli le lettere d’amore,

le fotografie, le note disperate,

stacca la tua immagine dallo specchio.

Siedi. Nutriti della tua vita.

Emaildramma in un atto unico

Internet è diventato uno strumento che a volte può riservare delle sorprese. A chi non è capitato di essere contattato da qualche amico perso di vista? A volte la comunicazione funziona da subito, a volte no. Qualche e-mail fa, una sera di inverno, ricevo la fatidica e-mail dal passato.

Cominciamo a scriverci: fiumi di parole per tentare di recuperare vent’anni di silenzio. Non parla volentieri della sua vita privata, la moglie è un po’ come la moglie di Colombo, una figura nell’ombra, che non compare mai ma si capisce che ha un ruolo fondamentale nella stesura delle sue elucubrazioni mentali.

Mi riporta sempre alla nostra adolescenza, mentre sul presente si chiude a riccio. Il suo matrimonio è un argomento tabù, se solo oso chiedergli qualcosa, non solo si arrabbia, ma mi punisce con un silenzio e-mail che varia in media dai sette ai dodici giorni, dopo di che quando gli è passata, si rifà vivo lui rispondendo in modo vago a dei quesiti sollevati tre e-mail prima. La mente nel frattempo comincia ad archiviare frammenti di discorso, riordinando tutti i giri di frase che non convincono in ordine cronologico.

I malintesi continuano a moltiplicarsi, si litiga spesso, sempre ed esclusivamente via e-mail. Ormai è chiaro che sono di fronte a un caso difficile, probabilmente un pronipote del Marchese de Sade.

Dopo una decina di frecce velenose, spedite puntualmente via e-mail, arriviamo finalmente al tanto agognato chiarimento a voce, facciamo finta di far pace, sapendo benissimo che si tratta solo di una tregua temporanea. Di fatto mi secca sottostare ai suoi tempi. Basta una frase infelice, una risposta stizzita per fare scatenare di nuovo reazioni a catena di risentimento. Le parole a poco a poco diventano pietre.

Dopo qualche mese di assedio virtuale, siamo esausti, segretamente si sta preparando il terreno per una fuga via e-mail. La soluzione arriva improvvisa, basta non rispondere, non cadere nella trappola della polemica e finalmente, meritatamente il passato torna a essere una terra straniera.

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