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January 2011

Trame parallele di una cronaca nera fittizia

Il 2 dicembre del 2010 Marika esce di casa alle cinque e mezzo per prendere il treno regionale delle 5.58 che da Marano Vicentino la porta a Vicenza. Fa freddo, molto freddo, Marika deve fare un tragitto a piedi di circa un quarto d’ora per raggiungere la stazione in via Nazario Sauro.

Manlio fa il magazziniere al supermercato di un centro commerciale, è molto alto Manlio, uno spilungone con la faccia da ragazzino, ha conosciuto Marika a una fiera in paese e Marika gli piace, gli piace molto. Ha un brutto vizio Manlio, i fine settimana arrotonda lo stipendio giocando in una bisca clandestina. Ce ne sono tante in giro, gli amici del bar ultimamente lo vedono poco, dice che è impegnato. Manlio invece è preoccupato, ha perso parecchi soldi e non sa come pagare i debiti di gioco.

Alle 6.31 il treno arriva alla stazione di Vicenza. Marika non scende dal treno. La sua collega Cinzia l’aspetta come sempre al binario ma Marika non è mai salita su quel treno. Non è mai successo che Marika abbia saltato un turno di lavoro, Cinzia la chiama al telefonino ma Marika non risponde. Cinzia allora chiama a casa, ma il telefono squilla a vuoto. Nessuno l’ha vista in paese quella mattina del 2 dicembre. Dove è andata Marika?

Alle sette e trenta di quel mattino Antonio apre la saracinesca sul retro del magazzino, trova Manlio disteso a terra in una pozza di sangue. Chiama immediatamente l’ambulanza, Manlio è stato freddato da tre colpi di arma da fuoco.

Paolo D. gioca tutti i venerdì in uno scantinato di periferia. È un tipo violento, con precedenti, ha già scontato una condanna per percosse dalla sua ex convivente ma Paolo è testardo, quella donna non riesce a togliersela dalla mente.

Giorgia fa la barista in una discoteca nella periferia di Vicenza. È alta, bionda con gli occhi azzurri, ha molti corteggiatori, non è fidanzata. È amica di Marika, si sono conosciute in palestra.

Alle tre del pomeriggio del 2 dicembre a Ponte di Brenta il signor Ernesto esce di casa per portare a passeggio il suo cane lungo l’argine del fiume. Poldo si mette ad annusare un enorme sacco di plastica nera nascosto dietro a un cespuglio. Ernesto si avvicina e fa una scoperta agghiacciante, dal sacco sbuca un braccio.

A Marano Vicentino continuano a cercare Marika.

A chi appartiene quel braccio ritrovato nel sacco della spazzatura dal signor Ernesto? E chi ha ucciso Manlio?

NOT TO BE CONTINUED

Rehearsing

Well roar’d lion.

Not everything needs to be explained.

How many times must I blink ‘I’m sorry’?

You take pleasure in the message?

What are those ‘compressed vegetables’ anyway? They sound potent…

Questioni di feeling o di fili…

Strane associazioni della mente: ieri mi è capitato di leggere online alcune traduzioni dal latino, l’incipit della prima ecloga delle Bucoliche di Virgilio. I versi che iniziano con:

Tityre, tu patulae recubans sub tegmine fagi

silvestrem tenui musam meditaris avena;

nos patriae fines et dulcia linquimus arva;

nos patriam fugimus: tu, Tityre, lentus in umbra

formosam resonare doces Amaryllida silvas.

 

Queste sono le versioni che ho trovato:

 

O Titiro, tu sdraiandoti sotto l’ombra di un ampio faggio

canti un canto silvestre con il flauto sottile:

noi lasciamo i confini della patria e i dolci campi.

Noi fuggiamo la patria: tu, o Titiro, tranquillo all’ombra

insegni ai boschi a risuonare della bella Amarillide.

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O Titiro, tu sdraiato sotto l’ombra di un grande faggio,

mediti un canto silvestre sull’esile flauto,

noi invece lasciamo il territorio della nostra patria e i dolci campi,

noi fuggiamo dalla nostra patria, mentre tu, o Titiro, mollemente adagiato all’ombra,

insegni alle foreste a far risuonare il nome della bella Amarillide.

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Senza vocativo…

 

Titiro, tu riposandoti all’ombra di un ampio faggio

componi con un esile zufolo una poesia silvestre;

noi lasciamo i confini della patria ed i dolci campi,

noi fuggiamo esuli dalla patria: tu, Titiro, placido all’ombra,

insegni ai boschi a riecheggiare del nome della bella Amarillide.

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Titiro, tu riposi al riparo di un gran faggio

e intoni un’aria silvestre sulla sottile canna;

noi, la patria terra lasciamo e i dolci campi.

Partiamo esuli, noi, via dal paese; tu giaci all’ombra,

Titiro, e insegni al bosco a risonare il nome di Amarìlli.

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Uhm…alla fine la traduzione cristallina pubblicata dalla Cambridge University Press

 

Tityrus, you lying there beneath the shade of a spreading beech

practising your woodland music on a slender pipe, we are leaving

the boundaries of our country and our sweet fields. We are being

exiled from our country, while you, Tityrus, at your ease in the shade,

teach the woods to re-echo the name of beautiful Amaryllis.


La traduco e il cerchio si chiude…


Titiro, sei lì disteso all’ombra di un grande faggio

Provi la musica dei boschi con un esile flauto,

noi lasciamo i confini della nostra patria e i dolci campi,

esiliati dalla nostra patria, mentre tu, Titiro, comodo all’ombra,

insegni ai boschi a riecheggiare il nome della bella Amarillide.

Voices

A book is like a garden carried in the pocket. Never mind, there are lots of tiny birds on the roof…And the answer is? Think of your main characters as dinner guests. Twitter is full of regional accents…Mine ear is much enamoured of thy note. The next big trend after Scandinavian crime lit? Italian.

The two most beautiful words in the English language are ‘check enclosed’.

As you like it

Spider-man speaks at Career Day. I like a little robin. And then the moon, like to a silver bow. I was surprised that in the UK lots of people recycle teabags. Like sapphire, pearl and embroidery. Just seen Snowwhite on the telly, I felt sorry for the dwarfs. What’s your motto for 2011?

“Instead of problems, I see solutions.”

Peremptory.

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